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Il potere del dialogo contro la frammentazione del pensiero

 Il potere del dialogo contro la frammentazione del pensiero
Published: December 20, 2022
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“La sfida della realtà chiede anche la capacità di dialogare, di costruire ponti al posto dei muri. Questo è il tempo del dialogo, non della difesa di rigidità contrapposte.” Papa Francesco

Nei rapporti tra persone così come nella gestione di team, la comunicazione assume un ruolo chiave. È risaputo infatti come la maggior parte dei problemi tra le persone possa essere ricondotta alla mancanza di dialogo e come da questa derivino opportunità non colte e talento sprecato. Di conseguenza, c’è bisogno di qualcuno che sia disposto e capace di ascoltare. 

Il dialogo è uno strumento di vitale importanza nelle relazioni e costituisce un’opportunità preziosa per conoscere in maniera autentica l’altra persona, per comprendere cosa sia importante per lei, come supportarla in modo efficace e come sfidarla a migliorarsi. Ed è anche il modo con cui si crea, si trasmette, si condivide la conoscenza nelle nostre organizzazioni

Questo valore costruttivo appartiene al dialogo inteso nel suo significato più vicino a quello del termine greco da cui deriva: logos cioè ‘discorso’ e da dia ‘fra’, che significa quindi ‘discorso tra’ persone. Si tratta, quindi, di abbandonare quelle modalità di dialogo che piuttosto assomigliano ad un dibattito, in cui ciascuno è principalmente impegnato a difendere il proprio punto di vista, in favore di un vero e proprio scambio, che ha il potere di trasformare la qualità delle conversazioni e di modellare i pensieri che ne sono alla base.

Il dialogo nell’attualità

Il dialogo implica la volontà, non solo di sospendere lo scambio in ottica difensiva, ma anche di indagare le ragioni che portano alle diverse posizioni. Soltanto così, d’altronde, si può provare a risolvere i problemi che nascono dalla frammentazione del pensiero, una sottile quanto pervasiva abitudine di pensare e agire individualmente, senza tenere in considerazione il quadro d'insieme: il contesto, le altre persone, le conseguenze delle nostre parole e azioni.

Questo è particolarmente evidente se guardiamo ai macro argomenti che impegnano le agende governative e sociali per il prossimo futuro: clima, inquinamento, disuguaglianze sociali… causati dal non considerare ogni questione come un continuum, come elementi di un puzzle che deve comporsi armonicamente.

Ma come possono essere collegate queste incombenti ed attuali problematiche con il dialogo?

Il pensiero frammentato, nella sua esplicazione collettiva, porta a separare l’economia dall’ambiente, il profitto dal benessere, in un consumismo sfrenato di beni e pensieri, che divora risorse e tempo per l’analisi, la riflessione, il dialogo. Ebbene, questo modo di pensare è diventato parte integrante della nostra cultura e si manifesta anche a livello organizzativo.

Sono il dialogo autentico, il bisogno e la curiosità di conoscere il punto di vista dell’altro, gli strumenti che possono fungere da stimolo per alimentare il pensiero critico, che serve a superare le dicotomie, le separazioni e aiuta a ricomporre un quadro d’insieme, dove il benessere di ogni individuo è legato al benessere organizzativo, così come allo sviluppo ed alla riuscita.  

Il dialogo può avere una potenza dirompente in grado di generare quella consapevolezza comune, che consente successivamente di maturare riflessioni e prendere decisioni condivise, collettive, coerenti.

Dialogo per la consapevolezza

Il dialogo è uno strumento di consapevolezza prima di tutto di noi stessi, delle nostre idee e convinzioni. La conoscibilità del nostro punto di vista ci consente di confrontarlo con quello delle altre persone, di misurare le azioni e di valutarle sulla base degli effetti che implicano sull’insieme di cui siamo parte.

Proprio l’elevato grado di complessità, che i tempi attuali comportano, richiede di riprendere l’abitudine al dialogo e di coltivarlo con maggiore consapevolezza. Nel dialogo, si riduce l’attrito tra le differenze senza escluderle, creando un ‘ambiente’ in cui le parti possono entrare in relazione con la loro energia e la loro intelligenza. Il confronto tra le persone non può che portare ricchezza di prospettive, che vanno ascoltate, comprese, valorizzate. Sul lavoro, in particolare, il dialogo è alla base dell’efficacia di ogni azione di gruppo. 

Nonostante ciò, e soprattutto quando ci sono da affrontare questioni ad elevata complessità, sempre di più le persone si sentono separate le une dalle altre e agiscono individualmente, in una sorta di contrappunto musicale, intessendo ognuno una sua narrazione.

Al cuore del dialogo: l’ascolto

Per ricomporre le diverse narrazioni in una grande storia, sono fondamentali in ogni team l’ascolto di sé, l’ascolto dell’altro, e l’ascolto di ciò che nasce dal confronto, perché è attraverso il dialogo che si sviluppa quel clima comunicativo che garantisce sicurezza psicologica, che apre alla possibilità di dare vita ad un vero e proprio  scambio tra le persone, e che porta con sé il desiderio del reciproco comprendersi (per approfondire l'argomento leggi l'articolo "Sicurezza psicologia e team working: le evidenze della ricerca Google"). È solo attraverso il dialogo autentico inoltre che si garantisce il giusto scorrere dei flussi di informazioni, indispensabili per far funzionare un’organizzazione. 

Su questo fronte, i problemi principali dei dialoghi sui luoghi di lavoro sono il tempo e la capacità di mettersi in ascolto. Il primo deve essere creato facendo importanti passi in avanti in termini di cultura organizzativa, diffondendo attivamente il suo valore in quanto risorsa chiave per maturare decisioni condivise, per crescere come individui e come team. La seconda deve essere esercitata e sviluppata affinché diventi un’abitudine, utile soprattutto quando incombono scadenze o le situazioni diventano stressanti. Nelle criticità, il rischio è di polarizzarsi su posizioni opposte, sprecando energia e creatività, che sarebbero meglio spese per gestire e risolvere i problemi. 

Attraverso il dialogo, mantenendo spazi aperti per l'osservazione collettiva, la creazione di senso, ed il porsi delle domande chiave, si continua ad apprendereQuando impariamo a dialogare, a ‘sentire’ davvero noi stessi e l’altro attraverso un dialogo interno ed esterno, possiamo raggiungere quell'intelligenza collettiva, che, secondo la d

efinizione di Pierre Levy, è “una valorizzazione dell’intelligenza individuale, messa in relazione al massimo grado in tempo reale. Una messa in comune di tutte le capacità cognitive, delle competenze e della memoria della gente che partecipa al flusso informativo”. Una risorsa preziosa!

L’etica di questa intelligenza collettiva consiste nel far esprimere ogni individuo in modo libero e completo al servizio della comunità, che è, a sua volta, al servizio dell’individuo. Questo è il motivo per cui creare il tempo e lo spazio per avere un dialogo intenzionale, vero, aperto è fondamentale per le organizzazioni, le comunità e le società.